Mudec_Milano

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"Lunga vita al Mudec" verrebbe da dire. "Imprevisti del mestiere" direbbe qualcun altro. Sta di fatto che i 15 anni di lavori per realizzare il Museo delle Culture a Milano, hanno tolto il sonno a molti lasciando ugualmente impressionati e sognanti tanti altri.

Sarà che quel pavimento che in origine doveva essere in Basaltino di Viterbo, sostituito da una più economica Pietra Lavica Etnea, è rimasto indigesto fino al giorno dell'inaugurazione e oltre, ma il risultato è davvero straordinario.

David Chipperfield, londinese di nascita, preciso e coerente, da sempre si scaglia contro chi vorrebbe l'omologazione delle città in evoluzione, skyline tutti uguali e metropoli definite da grattacieli senza una vera identità, che non rispecchiano le necessità dei cittadini. Dietro a un suo sguardo glaciale si cela una mente logica, rigorosa, con la quale si è cimentato in un'operazione di recupero delle ex officine Ansaldo, offrendo a Milano e ai suoi visitatori un polo multidisciplinare dedicato all'arte, allo svago e alla socialità. Nonostante fin dall'inaugurazione sia stato messo un veto sull'appartenenza del progetto all'archistar, poi risolto, il Museo delle Culture approda nella città del design nel 2015 con due mostre, "Mondi a Milano" e "Africa".

Sviluppato su tre livelli, il Mudec si inserisce nel contesto con un'architettura leggera, composta da elementi squadrati rivestiti all'esterno in zinco-titanio mantenendo volutamente le forme e lo stile industriale della fabbrica preesistente. La superficie su cui si estende, 17.000 mq, risulta ben collegata, l'ingresso è un ampio spazio delimitato da pareti rivestite da pannelli lignei MDF, grandi vetrate e una soletta cassettonata di 1 metro di spessore. Quest'ultimo particolare architettonico deriva dal vincolo della maglia strutturale di riferimento 1,30x1,30 metri, per scelta rimasto a vista e dal quale si apre una maestosa scalinata in pietra nera con corrimano in acciaio al quale sono inserite luci calde led rivolte verso il basso. Da questo punto in avanti sarà un susseguirsi di emozioni.

Il nucleo dell'edificio è costituito da un corpo quadrilobato, sostenuto da un sistema portante in acciaio e rivestito da vetro opalino. Un'agorà, un luogo mirato all'incontro tra culture e tematiche, e punto nevralgico del museo. Si eleva tra i volumi compatti mostrando linee organiche, sinuose, rompendo le geometrie e avvolgendo un ampio spazio libero da vincoli strutturali. La luce che penetra dall'esterno è soffice, avvolgente. Le sale espositive comunicano egregiamente tra loro e il percorso obbligato conduce direttamente al Mudec Design Store.

Da qualche tempo i musei si sono attrezzati per coinvolgere anche i bambini e le famiglie. Il Mudec Lab non è da meno. Accogliente e dedicato ai bambini dai 4 anni, si organizzano visite speciali, attività legate alla mostra permanente e a quella in corso, feste di compleanno, campus e laboratori tematici. 

Il logo del museo, come il resto della segnaletica, è stato progettato dallo studio FM. Sulla facciata principale l’immagine coordinata del Mudec, ha una propria identità e ricalca la testimonianza dell’alfabeto dei segni di ogni cultura. Una M zoomorfa e cornuta muta le sue sembianze seguendo le contaminazioni degli alfabeti indiano, arabo e giapponese, mentre l’idea delle icone funzionali scaturisce dalle pitture rupestri agli albori della civiltà. I colori forti e contrastanti, magenta, turchese, viola e oro ripercorro la storia dei popoli. 

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