Salvador Dalì e il tempo che fugge

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Osservo dei tranci di ricciola in cottura e immediatamente la mente mi riporta a quell'arte basata sul potere dell'inconscio. Trova due oggetti reali, che non hanno nulla in comune, assieme in uno stesso luogo ugualmente estraneo a entrambi, ecco che si genera un'inattesa visione sorprendente per la sua assurdità che contraddice le nostre certezze. Sono folle?

Sarà che leggendo "Diario di un genio" difficilmente si riesce a trovarsi in disaccordo con quanto rappresentato nelle sue opere. Salvador Dalì vorrebbe riuscire ad esprimersi come un paranoico ma, non essendolo che a parole, si percepisce sempre un certo sublime distacco, nel quale il momento critico riesce a prendere un lucido sopravvento. La percezione del tempo cambia a seconda dell'umore e delle azioni. La consacrazione con la pittura di quella che è la malattia di un'epoca moderna e contemporanea: la vita in fuga, il tempo che fugge. Nel suo lavoro si è servito del simbolismo, basti pensare ai caratteristici "orologi molli", con cui l'artista fa riferimento alla teoria di Einstein. Il tempo è relativo e non qualcosa di fisso. 

Il fatto che l'idea di deformare gli orologi gli sia venuta osservando un pezzo di formaggio Camembert sciogliersi durante una calda giornata di Agosto, dice molto sulla sua immaginazione.

Le immagini che l'arista cerca di fissare sulla tela nascono dal torbido agitarsi del suo inconscio, la paranoia, e riescono a prendere forma solo grazie alla razionalizzazione del delirio, il momento critico. Quella voglia di combattere l'inesorabile scorrere dei minuti, invecchiare gli faceva paura tanto da dichiarare che "Il tempo è la dimensione delirante e surrealista per eccellenza".

Il suo metodo paranoico-critico divenne il più mirabile strumento fornito al Surrealismo.

"Orologio molle al momento della prima esplosione" 1954